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GENUARDI/RUTA, GIANFRANCO MARANTO, VITO STASSI, ELIAS VITRANO

Signal

19.07.18 > 05.08.18

“Signal” è la prima esposizione di opere grafiche provenienti dalla giovane stamperia d’arte Nancy Granata, realizzata in collaborazione con DOM art space. Per l’occasione galleria e stampatore hanno individuato nella ricerca degli artisti Genuardi/Ruta, Gianfranco Maranto, Vito Stassi e Elias Vitrano l’opportunità di fornire un contributo al discorso sulla grafica d’arte, sovente di esclusiva delle accademie e ancorato alla venerazione per i mostri sacri dell’incisione a scapito della vitalità e spessore di alcune realtà che hanno rinnovato la funzione della stampa d’arte in tempi e luoghi a noi più vicini. Gli artisti, con il supporto continuo dello stampatore, si sono misurati con gli spazi, i tempi, i mezzi e i limiti propri della calcografia, procedimento grafico maggiormente utilizzato nella stamperia, approdando a soluzioni tecniche e formali che restituiscono in stampa l’originalità dei singoli linguaggi, dalla vocazione per le forme luminose e dinamiche di Genuardi/Ruta, alla fascinazione per i materiali poveri come scotch e alluminio di Gianfranco Maranto, agli interventi diretti e irreversibili su immagini di repertorio di Vito Stassi, alla figurazione magica di Elias Vitrano.

Grandi promesse sono sottintese nel ricchissimo corredo di macchinari, veleni e ferri della stamperia, giardino meccanico di delizie e sevizie (pain and pleasure, indivisible come in Hellraiser). Acidi. Punte, bulini e raschietti. Lime e lame. Giocattoli d’un gran gioco safe, sane e consensual, con cui l’artista graffia le lastre di metallo, le tavole di legno e via cantando, dialogando con il materiale attraverso tagli e abrasioni come nelle migliori complicità sadomaso. Non si tratta di prendere d’assalto il foglio o la tela, definendovi aree come nel disegno o applicandovi pigmenti come nella pittura. Si tratta di realizzare una matrice ubbidendo alla natura del materiale, sfruttandone le qualità, valorizzandone i limiti. Dati i fattori meccanici, chimici e atmosferici che intervengono su matrice e carta durante le operazioni di incisione e di stampa, e poiché i segni sulla matrice son sempre il rovescio, se non addirittura la negativa, dell’immagine mentale, è pressoché impossibile avere il pieno controllo sul lavoro che si sta facendo. La tecnica incisoria non può dunque essere tattica ma strategica. Nel laboratorio Granata, gli artisti pianificano l’impressione finale attraverso metodi e protocolli. Lo stampatore rifugge ogni responsabilità creativa, salva ogni goccia della propria maniacalità dai protagonismi per versarla nella puntuale e devozionale opera pedagogica dell’impressione. Opera in penombra e riserbo fra presse, leve, viti, ingranaggi, cilindri e carrelli, manipolando sostanze mortali, impiastrando metalli con scure e dense cere, affumicando le matrici con bottiglie di petrolio fiammeggianti, inchiostrandole e poi affidandole alle ghiotte bocche dei torchi, a palati e lingue di feltro, o flanella. Pressandole carnalmente su carte umide e voluttuosissime, “curando” il graffio in immagine impressa, Veronica Miracolosa, Sindone in serie, leggendo l’incisione come fa il giradischi col vinile. Proprio insieme al giradischi, alla bicicletta e alle macchine fotografiche a pellicola, il torchio, soppiantato dalle più voraci e diarroiche rotative, è divenuto una simpatica testimonianza delle fragili superbie umane. Ha dato, con la potenza della moltiplicazione e della rapidità, un’illusione prometeica di immortalità e ubiquità, ora è come un teschio sul libro, come una colonna greca fra i pascoli. Le sue relative e inefficienze ci riportano a un grado precedente di accelerazione: l’obsolescenza come redenzione della macchina alla dimensione umana. Questo esperimento riesce a confermare la comodità dei grembi di Elias Vitrano, siano essi i monti e le rocce da cui emergono fossili-embrioni, oppure le chiglie pneumatiche di strane cavalcature. Tutto irradiato da morbide luci rugginose che avvolgono accidiosamente un paesaggio o che ne delineano appena i contorni in una notte bituminosa. Nelle due stampe presentate da Vito Stassi, appare molto evidente come l’incisione ha potuto segnare una svolta, pur conservando le cifre della sua ricerca. Dunque le spoglie archeologiche come soggetto, l’espressività bianco e nero, il dialogo con la fotografia e un fastidio atmosferico, ottenuto dalla scabrosità del metallo grezzo, che non sono più le nebbie, le vaiolature e le miopie delle sue pitture, rivelando una svolta punk, rafforzato da interventi a punta secca a volte geometrici a volte schiccherati. Gianfranco Maranto ci propone un gioco di monocromie, movimentate solo dalla disomogeneità fisiologica della tecnica scelta, la collografia, che seduce il tatto come durante un trip. Si tratta dell’unico esempio qui presente di stampa grafica ottenuta senza operare l’Irrimediabile sulla matrice, optando per l’applicazione di accavallamenti di nastri adesivi per rendere alternanze di rilievi appena appena accennati, scegliendo di lasciare vergine la matrice e amando solo la carta. L’attenzione compositiva del duo Genuardi/Ruta non è dedicata all’organizzazione di forme e colori puri ma al loro ordinamento dialettico. Un ordine delle somiglianze e delle differenze, un accordo del molteplice proprio del pensiero magico-ermetico che, nella stampa d’arte, trova l’assoluta coerenza metodologica per questa loro ultima sciarada grafica, senza le ruffianerie tipiche del digitale. La cifra di Signal, comune ai partecipanti, sta nell’accettazione delle rigide prescrizioni della grafica d’arte che, comunque nell’assoluta libertà, hanno permesso agli artisti di lasciare le proprie comfort zone, i propri tic. Fuggendo magari dall’anemia concettualistica verso una riscoperta composizione intellettuale. Fuori da ogni equivoco vintage, questo approccio alla stampa calcografica ha dimostrato come lo studio, il metodo e la tecnica possano essere una via, credibile, verso un risorgimento della sputtanatissima parola creatività.

Alessio Mirante

Installation view of the exhibition Signal, 2018

Vito Stassi, Senza Titolo, transfer e puntasecca su zinco, carta hahnemuhle, 70x50 cm, 1/10, 2018.

Installation view of the exhibition Signal,  2018

Elias Vitrano, Thomas e le pietre, ceramolle e acquatinta su zinco, carta Fabriano Rosaspina, 40x35 cm each, 1/10, 2018.

Gianfranco Maranto, Stucco, Mattone, collografia, carta Fabriano Rosaspina, 75x55 cm each, 1/5, 2018.

Gianfranco Maranto, Mattone, collografia, carta Fabriano Rosaspina, 75x55 cm each, 1/5, 2018.

Gianfranco Maranto, Deserto, collografia, carta Graphia, 50x35 cm each, 1/1, 2018.

Genuardi/Ruta, Installation view of the exhibition Signal, 2018

Genuardi/Ruta, Pillbox, acquatinta su zinco, carta Fabriano Rosaspina, 40x60 cm, 1/5, 2018.

Genuardi/Ruta, Pillbox, acquatinta su zinco, carta Fabriano Rosaspina, 40x60 cm, 1/5, 2018.

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